PREMIO LA LETTERA MATTA 2010, NARRATIVA
L'UOMO CHE LASCIAVA LE DONNE
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"(...) Tenendo presente che Meo, da consumato nocchiero della vita, si sforzava di scovare in ogni femmina che adocchiava qualcosa di speciale. Un particolare che ne riscattasse l’anonimato estetico e la rendesse appetibile ai sensi. Se questo mancava o non era così evidente, ci pensava la sua fantasia a crearlo o a metterlo in luce, trasfigurando il banale in eccentrico, il difetto in privilegio. E di tale sapienza menava vanto, piccandosi di trovare in ognuna tratti e sfumature sconosciuti finanche all’interessata".
Gabriele Astolfi ci sventola sotto il naso il suo racconto come un’istantanea lucida e nitida sul controverso e, come in questo caso, spietato mondo degli uomini.
Gabriele crea Meo operando dall’interno, con dettagli inaspettati.
La donna di fronte a Meo è nuda, osservata con raffinata perizia. Meo le idolatra tutte, talmente tanto da non volerne scartare nessuna. Il legame per lui è un ostacolo da evitare. Ma si troverà alle prese con Lucina. Avremo per un istante l’impressione che la rinomata astuzia femminile prenderà il sopravvento, ma con un inaspettato colpo di coda Gabriele ci sorprenderà scattando a noi l’ultima istantanea, grazie al finale.
La storia è originale: dalla prima all’ultima parola la scrittura di Gabriele vi aggancerà senza lasciarvi mai. Scrittura profonda, corposa, densa e ricca, si snoda come una sorta di fiume che scorre via ondoso e mosso, travolgente, ma senza mai straripare oltre gli argini sapientemente costruiti dal nostro Autore.
Maria Papa
Autrice Culture Sommerse
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AUTORE: GABRIELE ASTOLFI
COLLANA: NARRATIVA
NUMERO IN COLLANA: 3
CATEGORIA: RACCONTO
PAGINE: 17

...tralasciando il fatto che fortunatamente non ho mai incontrato uno come Meo e spero di non trovarmelo mai tra i piedi, devo dire che il racconto è spassosissimo, irriverente, fresco e talmente leggero che anche la rabbia per questo piccolo antipatico incallito peter pan scivola via per dischiudersi in un sorriso.
RispondiEliminaLa compassione e la stima per la povera Lucina presa in giro per ben due volte viene dissolta dal colpo di scena finale, che costringe il lettore a sorridere, anzi, a sogghignare di gusto!
Ecco, secondo me la particolarità del racconto è proprio questa: nonostante Meo sia in assoluto quel tipo di persona che nessuno stima e in cui nessuno si riconosce, la lettura ci porta ad immedesimarci in lui. Alla fine lo capiamo, proviamo il suo imbarazzo, il suo disappunto, il suo terrore nel sentirsi braccato da una situazione - da una vita- che gli sta troppo stretta...e tiriamo un bel sospiro di sollievo quando sentiamo "Pci"!
Monica
Sì, vero, sono d'accordo con Monica. Questo è proprio un gran bel racconto: dall'architettura della storia alla caratterizzazione dei personaggi, passando per le scelte lessicali, tutto risulta ben ponderato. E poi c'è quella ironia che impreziosisce il tutto, come il grana sulle tagliatelle di nonna.
RispondiEliminaFaccio i complimenti a Gabriele, ma anche ai ragazzi del Comitato di Lettura che hanno svolto un buon lavoro.