IL VECCHIO PESCATORE

Racconto di Maria Rosaria Fonso
Collana "Selezionati"
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Il Piave mormorava calmo e placido…
Berto sapeva che quella non era la notte ideale per andare a pescare. E quando aveva sentito lontano delle esplosioni sinistre solo per un attimo si pentì di averlo fatto. Solo per un attimo. Quando il discreto sciacquio dell’acqua frammisto al fresco odore umido del greto scivoloso di sassi e di erba lo avvolse, Berto si buttò alle spalle perplessità e timori e si lasciò sprofondare nella dolce irreale solitudine della pesca notturna sul fiume.
Ah! Sicuramente al ritorno la Gilda sarebbe stata arrabbiata con lui. Ma dopo sessant’anni di vita insieme, non gliene importava più di tanto di quello che la Gilda faceva o pensava o diceva. Finiva sempre che gli dava del matto…come aveva fatto quando lo aveva visto uscire nella notte con la lanterna e la sua canna di bambù. “ Solo un matto esce stanotte! Ma già, tu sei sempre stato matto”. Lui non si era neanche girato a risponderle. Aveva chiuso la porta e si era diretto verso il fiume: la guerra era lontana ed era certo che nel suo angolo segreto sul Piave non sarebbe arrivata.
Anche le sue ossa però sembravano d’accordo con la Gilda. Gli dolevano a ogni passo: un dolore lieve, ma costante. Persino la canna da pesca gli dava fastidio, non aveva mai notato quanto fosse pesante Erano gli anni. Tanti… Quanti? Più di ottanta di sicuro. Ma con esattezza non avrebbe saputo dire. Si confondeva. Molto spesso ultimamente perdeva il controllo dei suoi ragionamenti, se ne rendeva conto. Ah, la vecchiaia! Sentiva la vita sfuggirgli nella corrente dei giorni, come l’acqua del fiume, silenziosamente, discretamente, ma inesorabilmente andava verso… e forse era proprio per questo che non voleva rinunciare a quello che da giovane era stato il suo lavoro, ma che ora, da vecchio, si era trasformato in un divertimento. Uno strattone alla canna e il cuore gli sobbalzò nel petto. Un pesce aveva abboccato! Il braccio gli doleva mentre lottava pensando che non poteva lasciarselo sfuggire. Una trota o un luccio? E da come tirava sembrava grosso. Sebbene l’aria fosse fresca, cominciò a sudare per l’emozione e la fatica. Ma l’esperienza di Berto ebbe la meglio sui suoi anni, sull’oscurità e sulla forza disperata di quel pesce: si ritrovò tra le mani tremanti la preda che, alla luce fioca della lanterna, sembrava un grosso luccio. “Hai visto il matto?” pensò soddisfatto e poi si mise a ridere, pensando alla faccia che avrebbe fatto la Gilda alla vista del suo bottino!
…muti passaron quella notte i fanti…
Credeva d’essere solo in quel suo cheto angolo semi nascosto dalla vegetazione, e invece si ritrovò davanti un giovane soldato, con lo sguardo confuso e, forse, un po’ spaventato. A Berto il sorriso scomparve, spento dalla severità e dalla gravità di quell’occhiata, resa ancor più pesante dalle ombre notturne. Dio, quanto era giovane quel ragazzo! E stava andando in guerra, per difendere la Patria. E come lui chissà quanti altri! .
La Patria! Berto non poteva più fare niente per la sua Italia: era troppo vecchio. Un vecchio pescatore matto.
Berto stava per dire qualcosa, ma il ragazzo gli fece cenno di non parlare. Solo il fiume esisteva, passando tra la loro differente età, tra le loro paure e la loro caparbietà. Neanche una parola disse Berto, neanche una parola pronunciò il soldato. Eppure si scambiarono pochi intensi attimi di profonda intimità.
Il fante già stava proseguendo oltre, verso l’altra riva, quando Berto lo fermò, prendendolo per un braccio: gli porse il suo trofeo, il suo bottino, il suo luccio.
Il ragazzo lo prese accennando un sorriso e si avviò di fretta verso i suoi compagni che, ora Berto riusciva a distinguere molto bene, passavano il fiume silenziosi e guardinghi.
Berto ristette aspettando l’alba in compagnia del fiume …
Il Piave mormorò: “Non passa lo straniero…”
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Commenti

  1. In questo racconto, l’incontro accidentale di un vecchio pescatore con un giovane soldato si carica di preziose sfumature, permettendo diversi spunti di lettura. Sono due vite che si sfiorano, scambiandosi solo un lungo, intenso sguardo in cui perfino le cose non dette vibrano e riempiono l’aria, proprio come la corrente del fiume che, sullo sfondo, continua a scorrere imperturbabile. Le parole non servono. Bastano gli occhi per comunicare; basta un gesto per creare un ponte tra due generazioni, ossia quella del vecchio pescatore che - anche nella situazione eccezionale di una notte di guerra - non rinuncia ai suoi riti, alle sue abitudini e quella del ragazzo che – in quella stessa notte - vive il pericolo più immediato dell’attraversamento del fiume e quello, poco più lontano, della battaglia.
    Entrambi sanno che il giovane soldato potrebbe morire prima, molto prima del vecchio. E questa consapevolezza arriva al lettore con tutta la sua intensa, dolente, spiazzante emozione. Barbara Cannetti.

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  2. Maria Rosaria3 aprile 2010 00:38

    Non ho parole...Grazie Bà!

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